LA DOMENICA DEL VILLAGGIO

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Sono uscito dal locale e fra i tavoli all’aperto e la casa colonica dove Luca tiene la cassa mi sono avvicinato all’auto, mi ci sono appoggiato, il tettuccio dell’auto era caldo, quel che vedevo era un acquerello: il quadretto del mare all’imbrunire e il serpente di auto di vacanzieri di ritorno, dalla collina prospicente la riviera sembrava di essere su un altro mondo ed eravamo a qualche chilometro, mi succede spesso di sentire queste distanze, ogni volta che mi prende la sindrome del lunedì.
Odio il lunedì, mi sa di compiti non fatti, di disillusioni e sconfitte, di fuochi spenti e musica triste, di passeggiate solitarie in collegio, di cambiali in scadenza, di amori posticipati.
Io credo che anche se riuscissi a scampare ad un naufragio e rimanessi su un isola deserta perdendo la cognizione del tempo, sentirei quando è lunedì, ce l’ho dentro di me questa sindrome che anticipa un senso di affollata temporaneità.
Luca cercava di convincere un gruppo di ‘milanesi’ – come li chiama lui, incurante che dall’accento si capiva che erano modenesi – a tornare nell’agriturismo, a farsi spennare.
Io pensavo a come sono cambiati i ritmi di questa zona d’Italia e a come sono cambiato io, e mi sentivo la perfetta reincarnazione della domenica sera al villaggio,
alle mancate promesse che sembravano essere la mia prospettiva di vittoria nella vita, cercavo un bilancio in positivo di tutto quello che mi ha portato qui e non sapevo chiudere in pareggio se non proprio in utile nei pensieri.
Aiutato in questo dal fatto che le cozze proprio stavano litigando furiosamente con la falanghina e non volevano più stare insieme nel mio stomaco, cercavo di darmi un contegno ma qualcosa evidentemente traspariva, una dolce voce mi disse:
” anche i momenti più duri passano”, mi girai e mi accorsi che una ‘milanese’ graziosa nel suo tubino e decisamente gnocca, si era staccata dal guppo e presa dall’affanno dei miei ghigni, preoccupata si era accostata.
Io le dissi che dentro di me qualcosa non riusciva a mettersi d’accordo e non riuscivo ad esternarlo, e lei allungandomi un bigliettino con un numero di telefono mi disse “mi chiami e se posso essere utile … ” allontanandosi poi fra il gruppo vociante che era uscito e sparì abbracciata ad uno spilungone che sbraitava smodatamente.
Io ho guardato il biglietto con un grazioso Monica svolazzante e vezzoso scritto sopra il numero di cellulare e lentamente, inesorabilmente e sopratutto con la strana felicità di chi trova un salvagente in mare per tornare a sperare di sopravvivere, lo strappai in minuscoli pezzettini e corsi nel bagno per liberarmi e ….
Grazie Monica … sì, sei stata utile

LA DOMENICA DEL VILLAGGIOultima modifica: 2015-09-07T08:33:59+00:00da altairinvolo
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