ELOGIO DELLO SCEMO DEL VILLAGGIO

00IL_MATTO
Il mio paesello, così com’è ora strutturato,  nasce da un gruppo di villaggi spersi nel piano prima della bonificazione della grande palude, tenuti insieme da una strada tutta curve e un rettilineo di un chilometro che ora è il viale principale e centrale, che in origine era lo stradone che teneva uniti quella serie di villaggi che formavano l’abitato originario,, questo per dire che se in ogni villaggio c’era un matto, il mio paese essendo un insieme di villaggi, abbondava e abbonda di questi ancora oggi,  e quindi credo sia un guinnes dei primati da mettere nelle guide Michelin, per rendere più veritiero il detto popolare che anche Dè Andrè si è divertito a cantare, e per farne un centro di attrazione turistica unico nel suo genere fra i bellissimi paesi d’Italia.
Uno dei matti che pullulavano in paese derivato da questa serie di villagi nei primi anni sessanta del novecento ( sono uomo del secolo scorso ) era mio zio Alberto, figlio di primo letto legale e strambo come pochi, l’ho conosciuto tardi e me ne dispiace, lui non sapeva di essere il fratellastro di mio padre, nessuno e questo rende onore a questa piccola comunità, aveva avuto il sottile piacere di confidarglielo, credo perchè fosse miliardario e quindi ne avrebbe potuto godere in qualche modo mio padre, ma questa è altra storia da quello che volevo sottolineare.
Alberto mi apparve in banca nella locale sede della BNA ( ora MPS ) in ciabatte accappatoio e sotto in pigiama, dove pretendeva di essere servito direttamente dal direttore, perchè lui in quanto ex bocconiano, ne aveva tutti i diritti e per meglio figurare pretese di parlarvi in tedesco, quando il poveretto dirigente della modesta sede locale di quell’istituto a malapena traduceva dal dialetto.
Ne rimasi affascinato e forse per il DNA in comune, lo studiai a distanza, nei mesi che trascorrevo a casa dal collegio in cui stavo per la scuola, e appresi molte cose anche della parte famigliare che mi erano state nascoste e che non riporterò di certo qui, anche perchè riguardano mia nonna e anche se è morta da quasi trent’anni, visto il carattere che aveva, temo più lei da morta e ne conservo più rispetto che molti che vivi ora mi circondano.
Alberto era nella sua schizzofrenia più totale, in un mondo popolato di persone o immagini che solo lui vedeva e con i quali interloquiva, dotato di una mente incredibile e di una cultura vastissima, mi dava libri che nessuno leggeva di economia politica o di storia risorgimentale, era ossessionato (in questo simile a me ) dalla cultura, più sapeva, più sentiva di non sapere e vuoi per la sifilide che aveva avvelenato il padre ( mio nonno ) vuoi per il limite evidente che ognuno ha e che lui aveva oltrepassato era entrato in un mondo dove se non metti in fila le cose diventa pazzia e di lui si ricordano le stramberie e non quello che invece fra queste insegnava.
Voglio rendere onore a mio zio, mai riconosciuto come tale e attraverso lui a tutti quei matti o ritenuti tali, che sanno dare un senso a quell’elogio di Erasmo che molti vantano di aver letto, ma pochi capito e vissuto, io per fortuna famigliare e grazie alla frequentazione clandestina dello zio paterno sì.

ELOGIO DELLO SCEMO DEL VILLAGGIOultima modifica: 2015-09-13T12:52:34+00:00da altairinvolo
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Commento (1)

  1. neimieipassi

    Sono belli questi personaggi 🙂 ne conosco qualcuno anch’io, qualcuno è morto, altri sono ancora fra noi. Vivono nella loro “pazzia” e a me sembra che ci stiano anche molto bene, e mi viene da chiedermi chi sia il vero matto, se loro, liberi da tanti legami e convenzioni stupide, o noi, intrappolati in tutto

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