Autore archivio: altairinvolo

SO LEGGERE

Lo so, sembra incredibile. Leggo i blog, ne sono un estimatore, amo il contraddittorio e la polemica ( quando la ritengo utile a chiarire qualcosa che non ottengo con la discussione pacata) e mi capita di aprire vecchi profili e riguardarli con occhi disincantati dalla passione di quando li ho visti la prima volta e scopro che davvero sono specchietti per le allodole, magari involontariamente, magari fatti in buona fede, non ricordo chi diceva che noi ci sforziamo di apparire in un modo, gli altri ci vedono in un altro e la realtà sempre ha un terzo modo per come si presenta, qui dentro è la semplificazione di questo.

Ho giurato a me stesso che questo mio ennesimo blog, sarebbe stato composto da pensieri che mi esplodevano dentro, da sensazioni immediate magari in contraddizione con la realtà con cui si sarebbero venute a scontrare subito dopo, pensieri o folgorazioni dettate da stati d’animo non mediati da raziocinio o calcolo, improvvisi sprazzi di verità rivelate od orgasmi mentali voluti o cercati, mi accorgo che ancora non ci riesco appieno, ma sono sulla strada buona, quando li rileggo mi accorgo che in effetti servono solo a me e che solo io so da dove sono scaturiti o cosa li ha ispirati e quindi, non avendo la fluidità di pensiero di Flaubert o la vena comica di un Jerome K. Jerome, non sempre recepiti come vorrei fossero recepiti, mi sforzerò di più, per quello che può servire, alla loro comprensibilità, ma voglio attenermi a quanto mi sono preso la briga di richiamarmi attraverso il nickname che ho scelto ( altair vuol dire aquila in arabo ). vengo qui come andrei nel bar preferito del centro di una città qualsiasi, mi siedo e osservo e scrivo senza pretendere di dare verità assolute, ma con la profondità che ci metterebbe una mucca che si ritrova a spaziare in un campo di melica e con l’intensità delle prime sigarette che si ritrova ad apprezzare un adolescente diventato fumatore: via una sigaretta sotto l’altra, ecco!  I post che scrivo li voglio così, fumati segretamente nel bagno del mio liceo fra una lezione e l’altra, conditi dai commenti di compagni casuali che neppure ricordi chi erano …. a proposito se siete qui, buonissimo intervallo …

p.s. Odio i luoghi comuni, le tiritere improvvisate per nascondere la verità, che emerge sempre dalle righe, basta saper leggere e io, modestamente, so leggere.

 

ELOGIO DELLO SCEMO DEL VILLAGGIO

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Il mio paesello, così com’è ora strutturato,  nasce da un gruppo di villaggi spersi nel piano prima della bonificazione della grande palude, tenuti insieme da una strada tutta curve e un rettilineo di un chilometro che ora è il viale principale e centrale, che in origine era lo stradone che teneva uniti quella serie di villaggi che formavano l’abitato originario,, questo per dire che se in ogni villaggio c’era un matto, il mio paese essendo un insieme di villaggi, abbondava e abbonda di questi ancora oggi,  e quindi credo sia un guinnes dei primati da mettere nelle guide Michelin, per rendere più veritiero il detto popolare che anche Dè Andrè si è divertito a cantare, e per farne un centro di attrazione turistica unico nel suo genere fra i bellissimi paesi d’Italia.
Uno dei matti che pullulavano in paese derivato da questa serie di villagi nei primi anni sessanta del novecento ( sono uomo del secolo scorso ) era mio zio Alberto, figlio di primo letto legale e strambo come pochi, l’ho conosciuto tardi e me ne dispiace, lui non sapeva di essere il fratellastro di mio padre, nessuno e questo rende onore a questa piccola comunità, aveva avuto il sottile piacere di confidarglielo, credo perchè fosse miliardario e quindi ne avrebbe potuto godere in qualche modo mio padre, ma questa è altra storia da quello che volevo sottolineare.
Alberto mi apparve in banca nella locale sede della BNA ( ora MPS ) in ciabatte accappatoio e sotto in pigiama, dove pretendeva di essere servito direttamente dal direttore, perchè lui in quanto ex bocconiano, ne aveva tutti i diritti e per meglio figurare pretese di parlarvi in tedesco, quando il poveretto dirigente della modesta sede locale di quell’istituto a malapena traduceva dal dialetto.
Ne rimasi affascinato e forse per il DNA in comune, lo studiai a distanza, nei mesi che trascorrevo a casa dal collegio in cui stavo per la scuola, e appresi molte cose anche della parte famigliare che mi erano state nascoste e che non riporterò di certo qui, anche perchè riguardano mia nonna e anche se è morta da quasi trent’anni, visto il carattere che aveva, temo più lei da morta e ne conservo più rispetto che molti che vivi ora mi circondano.
Alberto era nella sua schizzofrenia più totale, in un mondo popolato di persone o immagini che solo lui vedeva e con i quali interloquiva, dotato di una mente incredibile e di una cultura vastissima, mi dava libri che nessuno leggeva di economia politica o di storia risorgimentale, era ossessionato (in questo simile a me ) dalla cultura, più sapeva, più sentiva di non sapere e vuoi per la sifilide che aveva avvelenato il padre ( mio nonno ) vuoi per il limite evidente che ognuno ha e che lui aveva oltrepassato era entrato in un mondo dove se non metti in fila le cose diventa pazzia e di lui si ricordano le stramberie e non quello che invece fra queste insegnava.
Voglio rendere onore a mio zio, mai riconosciuto come tale e attraverso lui a tutti quei matti o ritenuti tali, che sanno dare un senso a quell’elogio di Erasmo che molti vantano di aver letto, ma pochi capito e vissuto, io per fortuna famigliare e grazie alla frequentazione clandestina dello zio paterno sì.

AI MIEI TATUAGGI … CHE NON HO FATTO FARE

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Non ho mai inciso alcuna corteccia intrecciando le mie con altre iniziali, neanche ho mai scritto frasi o vergato urla sull’amore su muri o altrove, come mai ho inciso la mia pelle.
Ma anche se non ho tatuaggi garantisco che è solo per puro caso, e davvero è come se ogni parte del corpo lo fosse, la passione per averne uno mi è nata prestissimo, sin da quando impiastricciavo di saliva una cartina della gomma da masticare per aver il mio contrassegno distintivo, lo ricordo ancora quello che ho preferito: un cuore spezzato, l’ho ricalcato per giorni con il pennarello per mantenerlo il più a lungo possibile, ero affascinato dal veliero sull’avambraccio dello zio ex marinaio e pescatore di frodo e avevo giurato che anch’io me lo sarei fatto.
In casa però guai a parlarne, faccio parte per tipo di famiglia e per età a quell’ambiente che vedeva il tatuaggio solo come una caratteristica di uomini ‘a rischio’ ( galeotti, ex carcerati o peggio consorterie di farabutti ).
A sedici anni avevo deciso di farmi un tribale sulla spalla e un amico Maori che giocava a rugby con me si era offerto di dipingerlo sulla mia cute con un ago sterillizzato sulla fiamma di una candela, inserito in un tappo di sughero adoperando un boccettino di inchiostro di china, la ritenevo un’iniziazione virile e la cosa mi affascinava, ma se ne andò  a fine campionato e il mio tatuaggio rimase nei desideri.
Durante il servizio militare, di stanza in Libano, nelle notti di guardia mi ripromisi di farmelo sulla spalla sinistra e sempre con lo stesso metodo, ma altri avvenimenti mi distrassero da quell’opera, dieci anni dopo, alla nascita del mio primo figlio, insieme agli amici di sempre dopo una notte in cui giurammo che ci saremmo fatti lo stesso tatuaggio e che sarebbe stato un segno caratteristico di noi tutti, andammo a cena per festeggiare la mia paternità, lì io mi ubriacai a tal punto che mi portarono a braccia  a casa e l’unico poi a non tatuarsi fui io.
Sono fatalista, sono sempre stato convinto che se una cosa non deve farsi o non la devi vivere,  qualcosa che te lo impedisce succede sempre ad impedirtelo e io mai ho perpetuato nelle azioni per cambiarne il destino di quell’esito dopo le occasioni avute, ma la voglia del tatuaggio ( dei miei tatuaggi) è rimasta.
Ora ho deciso che cosa tatuarmi, sarà una cosa da ambulatorio, non selvaggia e quasi da routine ascettica, ma è rappresentativa di quello che mi è successo, che riguarda il mio essere ancora qui al mondo,  il bello, è che è lo stesso primissimo ‘quasitatuaggio’ che mi disegnavo da bimbo, D’annunzio è stato profetico quando ha affermato:
” La giovinezza, anche quando erra, porta in sé l’aroma delle rivelazioni future”

FENOMENOLOGIA DEL MIO BLOG ( ISTRUZIONI PER L’USO )

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Non ho l’animo da crocerossina, non faccio lo psicologo, non ho soluzioni da dare, non sono per nulla politically correct, non faccio porcherie particolari – non so cosa sia un master e compagnia varia ( ora sì ), confesso che mi fanno ridere certe ‘pratiche’ sessuali -.

Sono la persona più normale che esista, sogno, scopo, corteggio, faccio la pipì, starnuto, mi muovo e vivo come milioni di individui che da sempre si caratterizzano come quelli che portano avanti questo benedetto mondo.

Non ho alcuna velleità di essere un dispensatore di pensieri, di verità assolute ma dico i miei e credo nella mia verità che è frutto delle esperienze che ho fissuto sin’ora, pensieri e verità che ritengo utili per arrivare a sera, cominciare una giornata, viverla per quello che sa darmi, goloso di sapere e convinto di poter cambiare idea e opinione se mi si dimostra la liceità del pensiero proposto, sono rispettoso di quello altrui all’ inverosimile.

Io amo la vita, ogni cosa che ne ottengo e tutto quello che mi da, anche se a volte è costellata da qualche dispiacere o da qualche lacrima.

Tutto quello che scrivo qui dentro è riservato ad un pubblico maggiorenne, ogni fatto o avvenimento è reale, tranne i nomi , nulla è frutto della fantasia e non tutti/e sanno di essere qui sopra, quando anche una sola delle persone ricordate nel blog si dovesse lamentare, cancellerò il post che la riguarda, in quanto tutto non è stato fatto in accordo con il soggetto narrante

IO ASPETTO

tumblr_m7u660X18z1r8i30jo1_500La verità delle cose, di ciò che ci coinvolge o ci prende, è nascosta dentro chi la valuta con metri e parametri del tutto personali … lo stesso avvenimento è visto in maniera diversa da chi lo osserva e a volte addirittura valutato in maniera diversa anche dalla stessa persona che lo ha vissuto …. se quando lo si ripensa dopo un lungo tempo, è visto con criteri diversi.

Non ho conosciuto nessuno /a attraverso questo nick, non so se accadrà mai, nemmeno credo o spero che accada, ma non è accaduto e non impazzisco perchè questo succeda … ho una vita brillante e piena di gente … e speravo che l’avrei potuta integrare con uno spicchio di vita trovata qui sopra, insomma, non è ancora successo … non vedo perchè dovrei vergognarmi di dire che se mi capita io l’occasione la colgo al volo, se la lei che si propone è bella, maggiorenne, sensuale e vogliosa di sensazioni io mi ci butto, goloso e felice.

Non capisco perchè dovrei affermare che sono qui per trattare della ‘Critica della ragion pura di Kant‘ , dissertare sui ‘ Paralipomeni della batromiomachia‘ del Leopardi o di fare lunghe discussioni sulla bellezza dei rapporti d’amicizia fra uomo e donna, ma che mi frega ? è chiaro come il sole che so di essere nelle condizioni di essere un piacevole compagno di una sera, o di un periodo più o meno lungo di vita, so di non aver bisogno di avere nuove amicizie ( chiaro che non le escludo ) , sto bene con quelli che ho, mi piace scrivere e considero il sesso una stupenda forma d’arte e se qualche donna trova interessante avermi, e se io trovo altrettanto allettante conoscerla, lo faccio e lo faccio per avere tutto in fretta e per bene, questa vita è un lampo e io non intendo perdere tempo.

Non è successo ancora, dicevo … ma non dispero però, sono sempre pronto a cambiare idea e a vivere ciò che può esserci dietro i vari nickname, vengo qui come potrei andare al bar e come sto lì per essere fruitore di un servizio accompagnato da una buona dose di me stesso, sto con lo stesso spirito qui sopra a digiland.

A tal riguardo, osservavo le persone che si arrampicavano al banco del bar stamattina e che vociavano tutt’attorno a me, in una gara continua a farsi notare o a sentirsi il centro dell’universo, o almeno quello è ciò che pensavo io, ma vuoi l’atteggiamento, vuoi l’agitarsi di questi, quello è ciò che mi veniva in mente dal loro comportamento.

In un angolo c’era una ragazza, misurata e assolutamente incurante del voler apparire, era elegante nei modi, nel vestire, bella e decisamente sexy e con lo sguardo attento a quello che faceva, disinteressata a fare gesti per gli altri, ma assolutamente intenta a gustarsi quelli che servivano per lei … io sono sempre stato affascinato da chi riesce ad essere così … è quello che vuol dire la parola fascino.

Questo è quello che ancora non ho trovato qui dentro, per ora, ma non dispero …

e aspetto 😉

 

 

SEPTEMBER MORN

buon compleanno
… agosto ha sempre il sapore dell’atmosfera da sabato del villaggio prolungato, promette cose e dà aspettative che poi sempre si rivelano fallaci e arriva settembre che nel mio caso come un potente lunedì rimette i sogni del sabato in riga e li sovrasta nella loro cruda realtà annientandoli.
No so se è perchè in una mattina di settembre di 56 anni fa sono nato e questo fatidico giorno, in una persona diventa determinante nel tirare il rigo dei bilanci e quando parli con la tua coscienza, hai poche balle da inventarti e raccontartela ma io ancora mi vedo in utile.
Come sempre ho desideri e voglie che sono maggiori di quello che posso sopportare, vedrò di metterli in accordo con la mia capacità di sentirli e sopratutto realizzarli

Auguri vecchio, ancora ti guardi negli occhi quando ti specchi ed è cosa coraggiosissima oggi.

IO NON SONO SNOB

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ho preso posizione su una panca lontana dopo aver detto il mio ‘piacere’ a tutti i presenti, sorriso con larghi cenni di assenso a tutte le puttanate che ho sentito sul come risolvere la crisi mondiale da parte degli intellettuali presenti, chiesto informazioni di amici comuni che non so nemmeno chi siano, continuato a lodare la figlia dell’ospite che a giorni si sposa, partecipato al brindisi con il padrone di casa su skipe che mi raccomandava di mangiare poco salame e bere poco lambrusco ( unica cosa questa rivelatasi utilissima, ho avuto l’unica informazione utile della serata: mi ci sono abbuffato e al sesto bicchiere dell’ottimo lambrusco ho davvero avuto un’estraniazione dell’anima dal luogo ove mi trovavo ), ho fatto i complimenti alla nonnina di casa, sopportato tutte le foto che le signore mi hanno mostrato sul cellulare dei loro gatti e quando le luci sono state spente e tutto era o sembrava finito, mi sono allontanato verso l’auto e diretto a casa, che ne sapevo che il buio improvviso era l’effetto scenico  per l’entrata della torta di compleanno dell’esimia padrona di casa ? Una torta sovrastata da fotografie dell’ottima ospite, riprodotte sopra in materiale commestibile ( come mi è poi stato raccontato ). Io ne ho approfittato, mi sono fiondato sull’auto parcheggiata poco distante e, con i finestrini giù, la musica a tutto volume, ho sgommato in una accelerazione liberatoria, emettendo una serie di rutti di soddisfazione e un urlo seguito da canti liberatori e al ritmo di Thunderstruck degli AC/DC sollevavo  la cravatta sulla fronte e allontanandomi cantan gridando a squarciagola sulla chitarra elettrica di Angus, tornavo a casa dimenticando mia moglie alla festa.
Non credo sia il gesto di uno snob, solo di uno che si era rotto i coglioni …

LA DOMENICA DEL VILLAGGIO

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Sono uscito dal locale e fra i tavoli all’aperto e la casa colonica dove Luca tiene la cassa mi sono avvicinato all’auto, mi ci sono appoggiato, il tettuccio dell’auto era caldo, quel che vedevo era un acquerello: il quadretto del mare all’imbrunire e il serpente di auto di vacanzieri di ritorno, dalla collina prospicente la riviera sembrava di essere su un altro mondo ed eravamo a qualche chilometro, mi succede spesso di sentire queste distanze, ogni volta che mi prende la sindrome del lunedì.
Odio il lunedì, mi sa di compiti non fatti, di disillusioni e sconfitte, di fuochi spenti e musica triste, di passeggiate solitarie in collegio, di cambiali in scadenza, di amori posticipati.
Io credo che anche se riuscissi a scampare ad un naufragio e rimanessi su un isola deserta perdendo la cognizione del tempo, sentirei quando è lunedì, ce l’ho dentro di me questa sindrome che anticipa un senso di affollata temporaneità.
Luca cercava di convincere un gruppo di ‘milanesi’ – come li chiama lui, incurante che dall’accento si capiva che erano modenesi – a tornare nell’agriturismo, a farsi spennare.
Io pensavo a come sono cambiati i ritmi di questa zona d’Italia e a come sono cambiato io, e mi sentivo la perfetta reincarnazione della domenica sera al villaggio,
alle mancate promesse che sembravano essere la mia prospettiva di vittoria nella vita, cercavo un bilancio in positivo di tutto quello che mi ha portato qui e non sapevo chiudere in pareggio se non proprio in utile nei pensieri.
Aiutato in questo dal fatto che le cozze proprio stavano litigando furiosamente con la falanghina e non volevano più stare insieme nel mio stomaco, cercavo di darmi un contegno ma qualcosa evidentemente traspariva, una dolce voce mi disse:
” anche i momenti più duri passano”, mi girai e mi accorsi che una ‘milanese’ graziosa nel suo tubino e decisamente gnocca, si era staccata dal guppo e presa dall’affanno dei miei ghigni, preoccupata si era accostata.
Io le dissi che dentro di me qualcosa non riusciva a mettersi d’accordo e non riuscivo ad esternarlo, e lei allungandomi un bigliettino con un numero di telefono mi disse “mi chiami e se posso essere utile … ” allontanandosi poi fra il gruppo vociante che era uscito e sparì abbracciata ad uno spilungone che sbraitava smodatamente.
Io ho guardato il biglietto con un grazioso Monica svolazzante e vezzoso scritto sopra il numero di cellulare e lentamente, inesorabilmente e sopratutto con la strana felicità di chi trova un salvagente in mare per tornare a sperare di sopravvivere, lo strappai in minuscoli pezzettini e corsi nel bagno per liberarmi e ….
Grazie Monica … sì, sei stata utile

IRONIA, SARCASMO, SATIRA … O NESSUNA DI QUESTE

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vorrei scrivere qui sopra  e mi piacerebbe che le linee guida per chi mi legge fossero dettate da quelle modalità inserite nel titolo del post, se poi non ci riesco, sono qui per rispondere delle mie azioni, adoro il sense of humor, quando non è sarcasmo scarnificatore, ma un’ironia, anche  al limite della mancanza di rispetto mi fa impazzire, sogno da sempre chi si sa raccontare e non si accontenta del reale, perchè sa che deve fare i conti con il soprannaturale e ci sa convivere, lo capisco al volo un essere così e diventa una calamita per me … che ci posso fare, ognuno ha le sue debolezze