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MELE OD ARANCE

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l’amore ha percorsi diversi, ha strade e sentieri del tutto personali, non si lascia mai intimidire, non addormenta, non sveglia, si abbandona magari su pensieri strani ma si riprende sempre.

chi trova rifugio in cuscini innondati di lacrime e si grogiola in queste  dettate più dal ‘se fosse stato‘ ‘se potessi ‘ ‘ se ...’ ‘se  … ‘ il se cosa o chi,  non è amore, il se è altro, noi siamo legati sempre ad un ‘se qualcosa‘ seguito da un ipotesi per cercare altro da quello che abbiamo e  quando affermiamo questo non proviamo amore, proviamo passione o desiderio, ma è cosa diversa dall’amore.

L’amore è un fuoco d’artificio che brilla e come la cartuccia esplosiva di questo lascia solo una cartaccia bruciacchiata e quando esplode è incandescente ed impossibile da fermare, non ha ‘se’ che lo possano contenere, è totale, tutto il resto ( dubbi, paure, impossibilità ecc ecc )  sono scuse …

Nulla lo ferma e come il morbillo lo prendiamo tutti almeno una volta, è contagioso e basta a sè stesso, non esistono mele avvelenate che possano fermarlo, non ci sono metà perfette di una mela da raggiungere e come le arance noi siamo fatti a spicchi e quindi siamo simili ad arance, il mito platoniano di una metà perfetta che ci completa è fasullo, ci sono cascate milioni di donne e uomini per generazioni su questo mito, noi siamo simili ad un’arancia e ci stiamo benissimo dentro con molti spicchi … con multiformi forme  in questa visione dell’amore e a causa di convenzioni sociali continuiamo a negare questa verità a noi stessi e vogliamo cucire a noi stessi anche l’impossibile …

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PER TE

voglio essere quella caramella che hai succhiato lentamente

sino a farla diventare una sottile lamina

vorrei prendere forma da quel pensiero che non ti ha lasciato tutta la giornata

e che ti ha fatto venire qui per capire

desidererei diventare quel soffio di vento che non bacia mai due volte lo stesso fiore

e che come sai bacia ma non coglie

voglio essere quella voglia che non fa dormire,

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quel battito che parte dalla pancia,

quel fremito che non riesci a trattenere,

quel sospiro che ti sfugge,

quel singulto che non fa deglutire,

quel rossore che tradisce voglie,

quello sguardo che confonde,

quel singhiozzo che si tinge di rabbia,

quell’attimo che tradisce,

quel sì che ti strappa l’anima …

PROSPETTIVE

le cose, i desideri, le aspirazioni, i dubbi, i ripensamenti, i rammarichi, le decisioni, le speranze passano per l’uomo che ora sono e per il mio vissuto che mi ha ora reso così, non potrei essere altro che quello che ora sono e non potrei fare altro che quello che ora faccio.

Passando per quella meraviglia che è la piazza del Duomo della mia città mi sono seduto sul grifo di destra che sta lì a sopportare dolori e chiacchiere, confidenze e miserie  da secoli, compreso le mie, a quattordici anni mi ci sono seduto in groppa le prime volte e da quell’angolo di visuale ho imparato a guardare le cose in maniera non convenzionale.

Cosa questa che ho reso abitale e  che sempre mi ha aiutato a dare risposte nei bivi della mia vita, quando un sì o un no erano decisivi, mi cercavo un luogo simile nella mia mente  e da lì osservavo la visuale della piazza e il cammino da intraprendere e sempre ho trovato la risposta, per me giusta, e sempre ho avuto risposta a me adeguata,  il mio invito infatti  è quello di farlo per chiunque abbia questo dubbio, cerchi sentieri nuovi o un angolo di pace … quando non sai che pesci pigliare, guarda la piazza con i suoi rumori, la gente, i luoghi e siediti in quel cantuccio che senti tuo e che ti da visuale diversa e da lì guardando le cose che corrono attorno a te,  da un luogo solo  tuo e da prospettive diverse, riceverai sempre la risposta adeguata … alle tue domande.

Non ci credete ? pensate che la mia sia una teoria velleitaria e campata in aria ? … venite qui nella mia piazza, cambiate prospettiva,  sedetevi con chi lo fa da secoli, dove vi ho indicato e … provate a chiederlo a Lui :

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e per reclami, se non funzionasse la mia teoria, c’è sempre chi può riceverli poco distante  :

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NULLA DI NUOVO SOTTO IL SOLE

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piove,  e la fretta non è mai una buona consigliera, ti induce a comportamenti che mai faresti e a dire cose che sotto il sole non diresti, siamo meteopatici ed è inutile negarlo, chi più chi meno tutti ci facciamo i conti con il tempo metereologico.

se questa mattina appena sveglio avessi trovato un cielo sbarazzino e soleggiato sono convinto che avrei apprezzato meglio il lunedì, se anzichè questo cielo plumbeo e quest’atmosfera da tregenda greca, avessi sentito l’impulso dettato dai raggi tiepidi a correre verso il mare sono convinto che amerei di più il mondo e arriverei persino ad apprezzare le impiegate della locale posta ( notoriamente antipaticissime )

con un tiepido sole, sarei riuscito persino ad apprezzare la vicina di casa che mi faceva notare con un lamento come fosse presa da artriti e reumi, invece sono qui a rimpiangere mattinate che sanno di salsedine o di passeggiate per boschi, insomma alla fine dei conti  tutto è esattamente  come dev’essere il lunedì…

vabbè va mo’ … non ci sono più le stagioni di una volta … anche se devo dire che chi volesse provare, qui nella piazza principale, Renato una quattro stagioni classica e come si deve sa ancora come farla … accidenti, come diceva Totò, questa era una bella battuta, peccato che l’ho sciupata così.

IL CORVO RIPROVA A VOLARE

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Il corvo si portò su uno spuntone alto che era prospicente all’immensa pianura, si sincerò che nessuno fosse intorno, era un volatile serio e non amava esibizioni particolari, la botta era stata dura, l’ala era ancora ferita e ancora si sentiva ammaccato, figuracce in pubblico non le avrebbe sopportate.
Dall’alto di quello spuntone di roccia si vedeva quell’ampio panorama che egli tanto amava, campi e ancora campi e, lontano, quella riga di azzurro che segnalava la presenza del grande fiume, che lento e quasi incurante scorreva silenzioso da sempre, si fece coraggio e con un balzo si spinse nel vuoto, dopo un attimo di incertezza, più mentale che fisica, si accorse che poteva tranquillamente volare, l’ala ferita teneva ma soprattutto, il cuore esultava.

Dopo un breve accenno di picchiata, si arrischiò a virare facendo perno sul vento che era a sfavore contrastandone con l’improvviso cambio di rotta la spinta, ma pretese troppo, l’ala si richiuse e comincio a non tenere più il tempo del battito d’ali, comincio a scendere troppo velocemente, quasi a precipitare, in un improvviso e tenace sforzo dei muscoli remiganti si portò in posizione per poter atterrare, ma arrivò lungo, e capitombolò, anzi diciamo pure che rigirò su sè stesso in una serie di ridicole giravolte e poi non poté evitare di sbattere malamente contro le zolle alla base di un cespuglio di erbacce, ostacolo che lo salvò da conseguenze peggiori, ma che lo riempì di robaccia secca.
Si riprese subito e si guardò intorno, quasi più preoccupato della figura di essere stato visto e di essersi reso ridicolo che non a controllare se si era fatto male, subito si rasserenò intorno sembrava non esserci nessuno, l’ora era quella del tramonto e lui era finito in un pollaio e la vita ordinata e semplice che lì conducevano i polli che vi vivevano, li portava a rientrare in casa presto e quindi nessuno era lì intorno.
Si rimise in piedi e saltellando fece per cercare di uscire dalla rete che circondava quel luogo, quando si accorse, che due occhi lo stavano osservando incuriositi, dietro questi, c’era una bellissima gallinella, di quelle che sembrano fatte apposta per partecipare ai concorsi avicoli, più per la bellezza che le caratterizza che non per la capacità di far uova, era disincantata, aveva sposato un Pinguino, era disincantata e con molte cose irrisolte nel cuore, questa lo stava osservando con un sorriso non nascosto anche negli occhi, che lo gelò, da quanto tempo era lì ? aveva forse assistito alla sua ridicola caduta ?
Reagì d’impulso e come se fosse la cosa più normale al mondo, come se da sempre fosse stato suo amico, le chiese:
” Vieni a fare un volo con me?”
Si accorse troppo tardi che lo aveva chiesto ad una gallina, ma non si meravigliò comunque della risposta :
” Certo… come si fa ? ”
Il corvo la prese per un’ala ( lo so che sono uccelli e mica avevano le mani ma questa è la mia favola e ci metto quello che voglio io ), la invitò ad imitare quello che faceva lui e insieme, dopo una piccola rincorsa e un piccolo balzo, eccoli a volare sopra il pollaio e poi sopra la pianura e poi a godersi quel volo verso l’orizzonte.
Anche ora se si guarda bene, nelle ore che vanno dal tramonto all’alba, in quel tempo dei sogni, li si può veder volare, in quella sottile striscia di spazio che divide il cielo dalla terra, volano e sanno che quella linea di sogno non è eterna .
Ma loro continuano in quel volo che non ha fine e che trae origine dall’amore e dal desiderio …”

 

 

AMPOLLE LUNARI

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il gesto era il tuo, mi hai guardato sorridendo Piero e hai battuto la mano sul sellino, che ho sentito caldo, ero spaventato per averti improvvisamente davanti e non capivo perchè fossi lì, la giornata era calda come quando giravamo sulle tue colline romagnole e gli odori che percepivo erano reali, solo che tu non potevi essere lì, titubante ti ho chiesto mentre mi sedevo:

Dove andiamo ??

e

come puoi essere qui ? Tu  sei … sei …

MORTO

questo non l’ho detto … l’ho pensato, ho creduto fosse un sogno e che potessi quindi svegliarmi e temevo di non poter stare un po’ con te e di non fare un giro sulla tua vespa come da ragazzi … o … che tu potessi offenderti od offendere qualcuno di più grosso e potente ( Dio …. la Morte … non so )  – hai sorriso e mi hai ripetuto

“dai pigrone, muoviti !!! non cambi mai

qui hai fatto quella tua strana risata di scherno

“abbiamo poco tempo

dove andiamo ??

e qui ho pensato,  allora questo è morire … una persona a te cara arriva e ti porta …  di là

sulla luna

e io, come se fosse la risposta più normale ho continuato

a far cosa ??

a recuperare il tuo senno ?

e come novelli Astolfo, siamo partiti a recuperare la polla del mio senno …

Ed ho aperto gli occhi, mi sono ritrovato  in quella stanza di ospedale mentre mi disintubavano ….

sei arrivato tu Piero a riportarmi ancora qui … eri reale e nessuno può dimostrarmi il contrario, ricordo tutto perfettamente del nostro incontro … odori, percezioni colori e sensazioni … Tu eri venuto a riportarmi … ci eravamo lasciati così … non ho potuto chederti scusa … non hai potuto farlo nemmeno tu, una scazzatura fra ragazzi, come innamorati che litigano su qualcosa di cui non sai neanche più il motivo, in quell’età del  ‘poi chiariremo’, chi immaginava che te ne saresti andato così presto … e senza che potessimo vederci un’ultima volta

Avevo un grosso rammarico con Te : non essermi mai potuto chiarire  … e ho capito perchè sei venuto tu … sei venuto a dirmi che lo sapevi, che tutto è come prima, che noi saremo amici per sempre … grazie Piero … sei sempre stato un GIUSTO

a presto amico mio , non ricordo di averti salutato … ma il tempo dove sei, lo misurano in maniera diversa …

BLOG O DIARIO ….

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Il blog sai che tutti lo leggono, il diario no, da questo nascono ( PER ME ) questi indizi viziati e devianti per leggere questo mio post :

a) lo scrivente ha sempre un secondo fine nello scrivere nel blog: anche solo condividere uno stato d’animo o un moto dell’anima;

b) deve sempre promuoversi e non può essere sincero sino in fondo;

c) inevitabilmente questo diventa un modo per parlare a terzi, mai a sè stessi;

d) perchè negare che alla base di tutto ci sta un’esibizionismo di un ego esasperato ;

e) furbi o illetterati con questo sistema si danno una parvenza di letterati o di vivere biografie finte ;

f) so per certo che chi sa leggere sa distinguere quanto asserito sopra … sopratutto le donne.

di converso il diario

1) lo scrivi e leggi solo tu;

2) non può ovviamente essere commentato e quindi ci devi fare i conti solo con  il te stesso futuro quando ti rileggi

3) poche pippe e voli di Pindaro lì sai con due parole che mettere, e a volte sono piene di significato … di più delle poesie  o canzoncine che metti qui sopra per giustificare i finti stati che a volte provi … ma che ti piace far credere che ti rendono interessante o di aver qualcosa da dire …

insomma si capisce credo cosa preferisco fra i due

 

 

…ho cominciato con le migliori intenzioni questo post, ma Kikka una delle mie gatte si è addormentata sul mio braccio destro e non intendo assolutamente allontanarla … mi godo il suo ronfare e fusa … continuo appena possibile … finito ora 15:51

GATTA DORMIENTE

COLPO DI FULMINE

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ci sono momenti tristi della mia vita a cui come colonna sonora do sempre un languido piano che suona …

uno di questi momenti è stato quando mi sono ritrovato in quello che consideravo un paesone, dalla mia postazione fissa  sotto la statua del Savonarola ai piedi del Castello Estense.

Non c’era alcuna magia nel camminare avanti e indietro in un paio di piazze e una unica grande via … e non sapevo come passare il mio tempo, il prof di educazione fisica ci chiamò nel cortile e ci mostrò il programma di ginnastica di quell’anno e lì ho incontrato quella che mi ha dato motivo di vivere a Rovigo, ci siamo piaciuti subito, ho dimenticato le note di quel triste e languido piano che suonava su viali alberati e spogli d’autunno, che incorniciavano il mio liceo e il collegio a fianco e ha colorato di passione i pomeriggi della mia adolescenza, ha dato un motivo di orgoglio al mio voler stare con lei.

Ha traiettorie strane e imprevedibili nel suo gioco e questo la rende ancora più affascinante, ma averla fra le braccia stretta e portarla oltre la linea di meta è esaltante … quel pomeriggio dei miei 16 anni ho avuto la mia prima cotta improvvisa per la palla ovale del rugby, mi si è aperto un mondo, per costituzione e per età, sapevo che non avrei mai militato in serie A, ma da quel momento le mie domeniche erano tutte fra lei e i compagni di squadra, in campetti senza grandi comodi, a volte senza acqua calda nelle docce e spogliatoi lerci, fra pulmini prestati e fango … tanto fango.

Ma sono stati giorni conditi di vento, sole, birra ( tanta birra  e la dote che ci vuole per giocare che non sempre vedo, anche fra professionisti ) ma sopratutto per vincere ci vuole il cuore … se non ci si mette quello meglio dedicarsi ad altro …

Perchè questo sport di contatto non è animalesco ma di coraggio e se dietro al coraggio non c’è cuore e lealtà … bèh … davvero meglio dedicarsi al golf.

 

IO …

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IO

sono nato nel millenio scorso

nel secolo breve

nello stesso anno della Barbie e dei collant

desideri femminili di età differenti

il primo viaggio in auto l’ho fatto a dieci minuti dalla nascità

il primo in bicicletta a quattro anni

in treno a sei, in aereo a diciannove, da cui mi sono lanciato

sono stato sollevato da mio padre alla luna,

come altri prima di lui,  ma non con lui, hanno fatto

e come io poi ho fatto per due volte

ho salutato più volte le rondini del mio paese

varie volte ne sono stato ricambiato nei miei ritorni

il mio cuore per qualche decina di secondi si è fermato

poi ha ripompato vita in me e sono rinato

non ho prezzo e la libertà per me vale più della mia stessa vita

non ho mai piegato le ginocchia davanti a nessuno se non per il mio Dio

ma non ho abbassato gli occhi nemmeno davanti a Lui

la fronte sì, ma lo sguardo è sempre stato ritto

non ho mai perso un amico, MAI

e ho sempre trovato il tempo per stare con i pensieri di chi sa essermi vicino …