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RITORNO A VENEZIA

Margherita

… su Venezia c’è poco da dire, è città con carattere e in qualunque angolo ove ti trovi mentre giri o navighi, non puoi mai dire ‘qui mi ricorda Firenze‘ o ‘qui  sembra Parigi‘, Venezia è Venezia punto, papà quando diceva ‘ pronti !! oggi vi porto in città‘ e metteva l’abito buono con cravatta, era il segnale che quel giorno la città era Venezia.

Dal vaporetto qualche giorno fa guardavo l’incanto di quella meraviglia di città e ripensavo a quante volte portandomi in piazza S.Marco papà mi diceva: “ vuoi sposare Margherita ? allora chiamala ” ( Margherita era una bimba di 5 anni che avevo conosciuto a Cortina e a 7 anni avrei voluto sposare ) e io, mi piazzavo nel mezzo della piazza fra piccioni e turisti, e ne urlavo a squarciagola il nome … voglio confidare una cosa … quante volte avrei voluto negli anni a seguire rifarlo ( compreso quel giorno ) e vedere se una ragazza – ora signora – correndo verso me, mi avrebbe abbracciato sorridendo.

Non me la sono mai sentita di farlo … perchè … e se davvero arriva … ora … che faccio ???

IL MIO PENSIERO BELLO

” … ora rilassati e attaccati ad un pensiero bello … perchè sentirai male “, come se già non lo sapessi la fioterapista me lo ripeteva ogni volta, ed era male, un dolore continuo, io il mio pensiero bello già lo avevo, lo tenevo pronto per ogni evenienza e funziona;

ed è quello che mi ha rimesso in piedi, che mi ha portato come il filo d’Arianna qui ora, fra il labirinto di dolore che ho dovuto percorrere.

Quel pensiero si riassumeva nello sguardo che ho avuto da entrambi, quando ho potuto stringervi fra le mie braccia la prima volta, voi siete stati la mia forza e la mia voglia di vita.

Sono davvero un uomo fortunato …

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NOMEN OMEN

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se questa locuzione latina è esatta e nel nome c’è un presagio o l’essenza dell’uomo che lo porta … sempre mi sono chiesto che c’entra il mio nome con me; se mi fossi chiamato Gustavo La Gnocca e fossi un playboy o fossi cuoco oppure Guido La Vespa e facessi l’autista capirei, ma, per quanto mi sforzi nulla nel mio nome mi da indicazioni al riguardo del mio essere.

Anzi, chiamarsi con un nome che nulla ha di sapore locale, è sempre stato motivo di strane reazioni, non sempre è stato positivo averlo

-bozza non corretta –

ANTOLOGIA DEL POLLAIO – IL CANARINO DI ACCIO

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Io sono profondamente convinto che esista un ‘Genius Loci’ … che altro non  è se non l’essenza del posto, del luogo, che trova nella memoria e nell’esplicazione pratica  di quel posto o del suo cantore  una sua perfetta connotazione e non può essere altro che quella, è una sensazione potente che solo lì si manifesta mi spiego meglio.

Nonna era donna che non si poneva grandi aspettative, si alzava e accudiva alle sue faccende e cercava di arrivare a sera senza aspettarsi di vivere avventure o romanzi, come vedo nella maggior parte di molti che frequento, poi magari si trovava a vivere situazioni epocali o drammi degni di trame alla Dumas o alla Hugo, ma li subiva con la dignità di chi si trova un foglietto della multa sotto al tergicristallo, pagava la multa e tornava alla sua vita.

Il mio paese si trova a subire la ventura di essere nel pieno della zona DOP del melodramma, il bello è che nessuno lo sa e quindi le cose che qui accadono sono sempre quelle che caratterizzano la storia dell’uomo da migliaia di anni, si vive, si tira a campare e si muore come in tutti gli altri paesi al mondo, qui però succedono cose speciali che rendono tutto mitico … anche nei racconti ;

“Accio era un bambino curioso e come tutti i bambini aveva piccoli desideri, Accio voleva un canarino, cosa normalissima il problema è che qui al Pollaio, nessuno aveva mai acuto un canarino e quindi, un po’ per tenere tranquillo Accio, un po’ per metterla come premio ed ottenere da questi un buon comportamento, ad Accio venne garantito che avrebbe avuto il suo canarino.

I genitori erano brava gente e di parola e questo bastava ad Accio per dare la sua di essere ottimo nel comportamento e negli studi, passò l’anno scolastico e  arrivato il periodo della sagra nel paese limitrofo, dove da sempre si teneva una fiera degli animali da cortile, messo il vestito della festa i genitori di Accio, dopo aver visionato la pagella e assicuratisi che quel premio dovevano darlo, accompagnarono il bimbo per quei quattro chilometri che dividevano Accio dall’esaudimento del suo desiderio.

Arrivati fra le bancarelle del mercato, nessun canarino si era trovato, e gli occhi del bambino si stavano riempendo d lacrime, il padre nervosamente girava fra le bancarelle e nessuno gli sapeva dare una dritta e questo er un problema grave per uno come lui,  c’era la sua parola che mai avrebbe voluto mancarvi, la madre di Accio che si era allontanata a parlottare con una signora conoscente arrivò tenendo fra le mani un’ ochetta e mettendola fra le mani di Accio contenta gli disse che finalmente questi aveva il canarino tanto agognato. 

Accio accudì alla piccola oca come fosse una … mamma oca e ‘il canarino di Accio’ crebbe come solo un’oca sa fare, spesso si vedeva il bimbo con al guinzaglio l’oca e per le vie del borgo tutti erano a conoscenza della cosa, anche gli altri bimbi, mai nessuno però fece notare al bambino l’identità dell’animale e ancora oggi qui nel mio Pollaio, per dire a qualcuno che non è proprio sveglio, gli  si dice, riferendosi al proprietario più che all’animale ‘Tiè propria come al canarin d’Accio ‘ ( Sei proprio come il canarino di Accio )

Quando un paese ha storie così … lì c’è il Genius Loci

 

 

L’OMINO DEL DOLORE

lo vedevo apparire solo nei giorni di pianto,stava lì, seduto ai bordi di una sedia,fra amici e parenti, in un angolo della stanza, con quel completo elegante scuro, con gilet nero e le scarpe di cuoio nero e un cappello fra le mani, lo ricordo alto, esile e scarno che guardava il vuoto in un espressione muta e triste di eterno dolore, le labbra strette e silenti gli occhi, come due fessure che indirizzavano lo sguardo verso il nulla.
Raccoglieva in quel cappello nero le lacrime di quel giorno e poi non lo vedevo più,  sino ad un altro giorno di dolore, era diventato il simbolo del pianto e della tristezza e lo ricordo, in particolare, il giorno del mio primo e partecipato lutto, affranto per l’addio alla nonna materna o per il cugino che troppo presto aveva dovuto fare i conti con il tempo.
Arrivava e aspettava, il tempo di prendersi tutte le lacrime in quel cappello  e spariva … pensavo ad un antico e gentile parente e non lo avevo visto più, ieri è riapparso ; era fra quelli che sono intervenuti all’addio per Arianna.

Arianna … la sera prima mentre cantava sola, in auto,  mentre cambiava un CD, mentre rispondeva ad un sms o sognava ad occhi aperti sull’estate appena finita ed importante dei suoi verdi anni  … chissà ?? …  un secondo di distrazione e  a soli 19 anni, non si è accorta della leggera curva …  e ci ha lasciato qui a versare  lacrime in quel nero cappello.
Spero davvero che nelle giornate normali, l’omino vesta a fiori e sia un personaggio felice, ma, accidenti, come  riesce bene in quello che fa nelle giornate tristi.

HO ANCORA GLI STESSI OCCHI ( 1 ottobre – S. Remigio )

foto-ridotta[1]sono stato un bambino solitario, annoiato e per nulla facile. Sono stato fortunato nella mia vita ho ricevuto amore e ancora ne ricevo, quando su quel letto di ospedale ho creduto di non farcela e ho capito che per una  questione di millimetri io ero ancora vivo, mi sono reso conto che ero pronto e che nulla rimpiangevo o lasciavo indietro.

Oggi è data dimenticata, ma questo ( parlo per il sottoscritto ovviamente ) era il più brutto giorno dell’anno, per chi come me è nato alla metà del secolo scorso, cominciava un incubo che ho sopportato per 20 lunghi anni, un incubo che nell’interno di quel luogo, che ritenevo orribile, ha riservato parentesi meravigliose, ma che nulla c’entravano con quel luogo e da questo nulla ho ricevuto .

Io non ho ricevuto nulla dall’istituto scolastico e nulla ho dato … ho subito e l’ho subita questa condizione di studente, subita come accetterei un pugno in faccia o un temporale in piena campagna, o solo imparato a vederci un lato comico nel primo caso e a ballare sotto la pioggia nel secondo.

Non ho mai fatto pace con la scuola, un po’ me ne dispiace pe i miei genitori e i miei figli, sono stato un pessimo figlio in questo e un pessimo esempio come padre, se ci sarà un secondo giro spero di andare meglio.

Ma almeno non sono mai stato rimandato … anche in questo sempre bianco o nero … e in fila per due con i più grandi dietro.

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PRIMO AMORE

tumblr_mr8ys7s0Jf1rlrvd9o1_500 subisco il fascino della parola scritta da sempre, non ho memoria di quando in tenera età ho cominciato a fingere di leggere e a trascorrere ore su tutto quello che è pagina scritta, ne ho sempre subito il trasporto quasi mistico,  adoro i classici, quelli immortali e nei classici trovo tutto.

Leggere è diventata una necessità, come l’aria che respiro e amo certi libri come fossero delle persone reali, vi ho trovato di tutto … mi hanno aiutato a ritrovarmi … grazie ai cugini più anziani che nonna si ritrovava a gestire, quasi una tribù di dieci bimbi, alle loro ripetizioni che si tenevano reciprocamente e a dire  e ripetere a voce alta le poesie o la lezione di storia o di lettere, io in quei lunghi e meravigliosi pomeriggi ho imparato prestissimo a far di conto a leggere e scrivere.
Vivo ancora in un paesino che è uno slargo di vie incrociate nel delta del Po, ai margini dell’impero in dissoluzione economica e sociale, ma anche qui grazie a questo mezzo informatico sembra di stare su Central Parck, al British Museum  o alla Sorbonne.
La prima biblioteca che ho incontrato è quella contenuta in palazzo Paradiso nella centralissima zona del centro della mia città e ricordo benissimo come mi sono tremate le gambe nell’attraversare l’ampia sala corredata da tavoli ottocenteschi su cui stavano le lampade per leggervi i testi una volta ordinati e che un solerte addetto indivisa ti portava su un carrello …
che impressione !!!
avevo migliaia di libri a disposizione e potevo sfogliarli leggerli, andare alla scoperta di ulteriori letture e perdemi in esse, nulla a che vedere con i librocartolai di allora che ti ponevano in mano il libro che era in vetrina e non ti permettevano di sfogliarlo o di darvi un’occhiata per avere un’idea di che trattava … trattato quasi un oggetto di culto riservato ad arcani iniziati …
I libri sono tattilmente la prima cosa che mi provoca una vibrazione quasi erotica … nei libri mi sono rapportato per primissima volta con pulsioni o tensioni verso le donne e in loro ho trovato educazione e rispetto per ogni individuo e la totale libertà che ognuno può e deve godere.
Io diffido da chi non legge o non sa leggere, da chi brucia i libri, da chi li compra come oggetto di arredo, i libri vanno scritti letti unti e strappati, sottolineati, annusati, sezionati e riassunti, sempre quando mi accorgo che chi mi sta innanzi è persona che non legge, diffido e tronco i rapporti, nulla ci voglio avere a che fare.
Non ho mai sbagliato a fare così, i libri e il rapporto che una persona ha con essi è la spia che mi indica chi amare, chi volere,  chi avere, per chi soffrire e per chi lottare, mai ho avuto conferme in senso opposto e quindi andrò avanti così.

BIANCO O NERO …

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La vita non la vedo più in bianco e nero, se mai l’ho vista in queste singole tonalità, ma pensarla così è un modo che fa capire come la si affronta e allora provo a dividere i ricordi e le scelte che ho fatto in questi due colori, che poi sono la somma o la negazione di tutti gli altri, senza dare preferenze o valore di negatività e positività all’uno o all’altro dei colori suddetti, voglio dire che, sempre, quando ho scelto, mai ho rimpianto la strada che avevo intrapreso, perchè in coscienza quella sempre è stata la strada che in quel preciso momento avrei scelto e conoscendo bene quel che è successo sino ad ora nella mia vita, posso davvero dire a me stesso che sempre ho scelto come dovevo o potevo.

Non ho mai avuto nè voluto bisacce pesanti o fardelli nel mio cammino, la coscienza, infatti, deve essere leggera e facilmente ho sempre scartato le zavorre che appesantivano il mio passo, ho incontrato tanta ma veramente tanta gente e molte volte mi sono mescolato a persone che non avevano motivo di essere miscelate al mio cammino, ma sempre, quando è successo, l’ho fatto perchè ritenevo che anche queste avessero qualcosa da darmi.

Non so se le migliaia di colori che da sempre circondano il mio essere riesco ancora a miscelarli e di questo cocktail interiore ottenuto so assaporarne il gusto, ma ne ho preso coscienza, e quando questo è sgradevole evito di rifarmelo e so che quegli ingredienti non so gradirli, quando invece quello che ottengo mi inebria e lo trovo squisito, non riesco a non berlo, e faccio di tutto per trovarne gli ingredienti e riassaporarlo.

TERRA – ARIA – ACQUA – ( manca il fuoco )

 RADICI ( Terra )

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Ho scelto di vivere qui, ai margini di un impero in scioglimento
in un punticino,

un quasi paese a forma di trapezio,

che ancora ha il coraggio
di chiamare piazze gli slarghi fra gli incroci delle strade  che
si intersecano, in un paesaggio fatto di attrente verde e cielo,
un paesaggio che non muove il cuore, non lo fa sobbalzare.

Un posto che mi ha visto nascere, piangere, morire e rinascere
che ha saputo tenermi stretto e consolare,

che sa preservare i canti e le parole di chi mi ha amato e non c’è più,
che conserva negli angoli, nei cortili, nei campi antiche voci
che mi sanno sempre far ripartire, ma è qui che io so
da dove si riparte e si ricomincia

IL MIO MARE ( Acqua )

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Il mio mare è un mare senza tempeste, con onde lunghe e tranquille,
tanta sabbia per farci giocare tranquilli i bambini,

e passeggiate rilassanti durante tutte le stagioni.
Il mio mare non ha grandi profondità, ci si può camminare a lungo
senza pericoli di alcuna sorta, ci sono pochi pesci,
ma di quelli che multicolori giocano fra le gambe.
Il mio mare ha un cielo con nuvolette e sole
come nei disegni delle elementari

qualche voltas’ingrossa e fa paura
ma dura poco e sa ridere di sè stesso quando fa così

VENTO ( Aria )

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Io sono come il vento
so accarezzare e so sradicare
so sfiorare e sferzare
amo giocare e sparigliare nuvolette
ma so riempire vele verso porti e mete
come il vento, non bacio mai
nella stessa maniera un fiore
so intruffolarmi caldo sotto le gonne
so giocare con i capelli e le risa
so tenere in me i sussurri e le parole
che mi sono state regalate
o confidate